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Riepilogo della presentazione della legge regionale Emilia-Romagna fatta a Collecchio, da Mauro Serventi, Thomas Casadei, Gianguido Naldi (a partire dal video)

Tomas Regazzola, febbraio 2014

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Compendio :

Da, ormai, vent’anni le pratiche dell’ES dimostrano la loro efficacia e il loro significato, eppure, malgrado il periodo di grandi difficoltà dell’economia, della rappresentanza, della democrazia, non sono mai riuscite a elaborare risposte valide a livello di sistema.

Perché i progetti elaborati dall’istituzione possano riflettere i principi dell’economia solidale, perché le sue pratiche siano generalizzate, perché possa prender forma concretamente un’idea diversa dell’economia, é indispensabile superare quella forte spinta di antipolitica che penetra trasversalmente molti dei nostri gruppi. La presenza degli attori dell’economia solidale é indispensabile, non solo per permetter ai membri dell’assemblea regionale di entrare in contatto con coloro che, sul campo, la fanno davvero, ma anche, solo per far loro conoscere i tanti ambiti in cui essa si dispiega.

Nel 2011, fondandosi sull’esempio della legge della regione Umbria, un consigliere regionale (PD) prepara un’iniziativa per sostenere i GAS, mentre un altro (Sel-Verdi) riflette, sulla stessa base, a provvedimenti in favore della filiera corta.

In occasione d’incontri informali con vari esponenti del futuro CRESER, gli attori istituzionali scoprono con sorpresa che, per « il Movimento », GAS, filera corta, eccetera non constituiscono delle realtà a sé stanti, ma devono esser visti come componenti particolari d’un assieme più vasto e complesso. Scoprono che, lungi dal chiedere favori o aiuti, l’economia solidale rigetta ogni impostazione che si limiterebbe ad erogare sovvenzioni per questo o quel settore e che avanzando proposte e progetti, vantando realizzazioni concrete, intende giocare il ruolo d’interlocutore e si aspetta che le istituzioni Regionali si approprino del suo pensiero, facendo loro il suo modo di affrontare e risolvere i problemi.

Gli interlocutori istituzionali scoprono così un mondo in gran parte lontano dalle loro esperienze, un mondo conosciuto dall’amministrazione solo in modo approssimativo, sommario, a volte perfino caricaturale; un mondo già messo in atto, nei settori più diversi, dalle frange più attive della cittadinanza, ricco d’esperienze del tutto apprezzabili, di pratiche, interessanti, vitali, fondate soprattutto sulla fiducia.

La parte politica realizza che un approccio in termini di sovvenzione o di protezione contribuisce a rinchiudere ciascuna delle attività dell’economia solidale nella sua logica autoreferenziale e che, al contrario, si deve ragionare in funzione di futuri distretti d’economia solidale (anche se, per ora, virtuali)

Non si tratta di calare una legge dall’alto, ma di elaborare provvedimenti legislativi meno settoriali, più ampi, tali da sopportare e valorizzare tutto ciò che fa parte dell’economia solidale.

Constatando di non disporre delle competenze di merito, padroneggiate, invece, dagli attori reali di quei processi, la parte politica capisce che si tratta di dare a quei saperi un riconoscimento in termini legislativi.

Comincia, così, percorso completamente nuovo, originale, affascinante, faticoso, un confronto serrato, con un dialogo costante, in una sorta di cooperazione per scrivere assieme una legge elaborandola da capo a fondo come una sorte di legge quadro, su scala regionale.

Va da sé che lo sviluppo d’una relazione paritaria tra istituzioni necessita, non solo, che la parte politica si comporti responsabilmente, giocando una relazione « tra pari », ma impone anche ai soggetti dell’economia solidale, non solo di rinunciare a pensare ciascuno per proprio conto, come sono abituati da tempo e di imparare malgrado le difficoltà iniziali, a pensarsi assieme a livello di regione ma anche di superare il rifiuto di tutto ciò che é politica che incontriamo tanto spesso.