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Sviluppo locale. Un progetto per l’Italia.

Sito de la casa editrice

Carlo Trigilia, Ed. Laterza, Roma, Italia, 2011

Fino alla seconda metà degli anni ottanta, il modello di produzione fordista e l’idea di un’economia territoriale monocromatica, hanno rappresentato lo spazio teorico per un modello di intervento di tipo centralista indifferenziato. A questa idea dello sviluppo, rafforzata dai fenomeni di globalizzazione dell’economia, a partire dalla fine degli anni novanta se ne è affiancata un’altra che ha proposto nella centralità dei luoghi e degli attori dei territori una nuova base interpretativa dei modelli di intervento.

Il nuovo paradigma non si contrappone alla globalizzazione, la quale diventa il nuovo spazio di flussi all’interno dei quali i luoghi reinterpretano strategie e opportunità di crescita.

Il ruolo degli attori e la capacità di costruire reti cooperative acquisisce rilevanza nei processi di sviluppo locale in quanto crea mobilitazione e consenso attorno alle scelte pubbliche, detto in altri termini aumenta il capitale sociale dei luoghi. Il capitale sociale viene considerato per tale motivo un bene collettivo da produrre intenzionalmente.

Una delle forme di rappresentazione più evidenti di queste nuove dinamiche risiede nella formazione dei distretti industriali. Viene quindi offerto un parallelo con il formarsi dei distretti high-tech, richiamando l’attenzione sulla loro caratterizzazione distintiva rispetto ai distretti tradizionali.

Altro passaggio importante è costituito dall’esperienza dei patti territoriali, e rispetto ad essa viene posto in luce il profondo cambiamento che hanno generato proprio nella produzione di quei beni collettivi che abbiamo riscontrato risiedere nella formazione di rapporti cooperativi tra gli attori rappresentativi dei vari interessi di un luogo.

Infine, vengono posti sotto analisi i risultati della riforma del ’93, la quale si poneva l’obiettivo di rafforzare le istituzioni locali, attraverso l’introduzione della elezione diretta dei sindaci. L’intento è di verificare se questi cambiamenti hanno modificato l’efficacia delle politiche di sviluppo nei comuni. La conclusione è che la riforma non è stata di per sé in grado di innescare meccanismi di cambiamento nell’efficacia delle politiche, mentre questo è dipeso in maniera determinante dalla capacità degli amministratori locali di sfruttare il maggior grado di protagonismo che la riforma ha reso possibile, traducendo i nuovi poteri assegnati ai sindaci in una capacità di leadership effettiva.

Luca Murrau

Articolo di Etica ed Economia